martedì 24 maggio 2011
lunedì 23 maggio 2011
venerdì 6 maggio 2011
martedì 3 maggio 2011
Un po' di storia
Marilyn Monroe nasce il giorno 1 giugno 1926 alle 9,30 presso il General Hospital di Los Angeles come Norma Jeane Baker Mortenson,la madre è una donna affetta da gravi disturbi mentali e la piccola Norma, non ancora Marilyn, trascorre un'infanzia assai travagliata. Ovviamente le condizioni della madre non consentiva a quest'ultima di prendersi cura della bambina, costretta invece a subire continui affidamenti a famiglie sconosciute, se non a essere "depositata" presso vari orfanotrofi. In questa situazione di sostanziale isolamento affettivo, Marilyn cerca un punto di appoggio sicuro, una certezza e una guida, desiderio che la porta a sposarsi a soli sedici anni con il ventunenne James Dougherty. Il legame evidentemente è prematuro e infatti da lì a poco i due si separano e il matrimonio fallisce. Prima di questo infausto avvenimento devono però succedere ancora parecchie cose. Una di queste riguarda il suo timido ingresso nel mondo della carta stampata. Tutto accade per caso e in un luogo che non ci si aspetterebbe mai. Infatti, Marilyn a quel tempo aveva trovato un lavoro presso un'industria aeronautica produttrice di paracaduti quando il fotografo David Conover, impegnato a documentare il lavoro femminile nel periodo bellico, la nota e la convince a intraprendere la carriera di modella e ad iscriversi ad una scuola specializzata. Deve decidere in fretta e in completa solitudine dato che il marito in quel momento svolgeva servizio presso la Marina militare e si trovava assai lontano da casa. Come ormai ben sappiamo, Marilyn accetta il lavoro che le cambierà il destino.
Da quel momento in poi, sotto la guida di un altro fotografo, Andrè de Denes, conquista le copertine delle riviste, finché viene notata dalla Fox e le si aprono le porte di Hollywood. A vent'anni, nel 1946, divorzia, si schiarisce i capelli e si cambia il nome in Marilyn Monroe (Monroe è il cognome da nubile della madre): è la metamorfosi radicale che la porterà a divenire forse il sex-symbol del 20° secolo.
La sua carriera di attrice inizia con parti da comparsa ("Ladies of the chorus" del 1949, "LoveHappy" sempre del 1949 con i Marx Brothers, etc.), poi conquista piccole, ma significative, parti che la lanciano nel firmamento del cinema: nel 1950 in "Giungla d'asfalto" e in "Eva contro Eva", nel 1952 con Cary Grant e Ginger Rogers in "Monkeys Business" e altri ancora.
Nel 1952 ottiene il suo primo ruolo da protagonista, nei panni di una babysitter psicolabile in "La tua bocca brucia" e nel '53 con "Niagara", al fianco di Joseph Cotten, ottiene il successo mondiale.
Nel 1953 gira ancora "Come sposare un milionario" e "Gli uomini preferiscono le bionde", con i quali si conferma una delle star più amate dal pubblico. Seguono clamorosi successi come "La magnifica preda" del 1954 e "Quando la moglie è in vacanza" in cui Billy Wilder le affida la parte della svampita inquilina del piano di sopra.
Nel 1954 Marilyn sposa il famoso giocatore di baseball, Joe Di Maggio, da cui divorzia nel giro di un anno. Il fallimento anche di questa relazione le lascia dentro una ferita profonda e incancellabile, la prima di una serie che saranno destinate ad allargare sempre di più la sua sensazione di sconforto e di sostanziale solitudine. Dopo la separazione col campione Di Maggio, si trasferisce a New York per studiare all'Actor's Studio, un impegno che sembra rigenerarla e farle momentaneamente dimenticare i suoi travagli interiori.
Conosce l'affermato commediografo, Arthur Miller, un intellettuale affascinante che poteva vantare la rappresentazione delle sue commedie in tutto il mondo (far cui la celeberrima "Un tram chiamato desiderio", testo originale di Tennessee Williams). E' il colpo di fulmine. Marilyn ha l'illusione di aver finalmente trovato l'uomo della sua vita e i due si sposano nel 1956. L'anno dopo fonda, con l'amico fotografo Milton Green, la sua casa di produzione cinematografica, la Marilyn Monroe Productions, con cui gira "Il Principe e la ballerina" al fianco di Laurence Olivier. E' il primo e unico film della sua casa di produzione, dato che al botteghino la pellicola è un autentico fiasco. Come attrice, invece, si risolleva giusto due anni dopo con l'esilarante commedia, sempre del genio Billy Wilder, "A qualcuno piace caldo". Anche in questo caso, il personaggio da lei interpretato si stampa indelebilmente nella mente degli spettatori.
La relazione con Miller, ad ogni modo, traballa. Le tentazioni, poi, sono dietro l'angolo. In questo caso, la nuova fiamma della passione si chiama Yves Montand con cui nel 1960 gira "Facciamo l'amore". Il loro flirt è breve, intenso e soprattutto materia infuocata di gossip e pettegolezzi. Nel 1962 Marilyn riceve il Golden Globe come migliore attrice: è la conferma mondiale delle sue capacità, un misto di carisma e di appeal. In questo periodo, fra l'altro, izia la relazione segreta con il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e con il fratello Robert.
Ma l'instabilità emotiva della diva si aggrava, forse proprio a causa delle altrettanto instabili storie d'amore in cui si getta. Qualcuno ha avanzato anche l'ipotesi che Marilyn soffrisse per l'incapacità di avere figli o per la mancanza di un amore vero. Stufa di essere considerata una dea, desiderava essere trattata semplicemente come una donna bisognosa di affetto. La conseguenza di questo tormentato stato psichico è che si rifugia nell'alcool e nei barbiturici. In breve, la situazione si aggrava: entra ed esce dalle cliniche.
Nel 1962 esce il suo ultimo film: "Gli spostati" scritto per lei dal marito Miller e nello stesso anno divorziano. A causa dei continui ritardi, delle continue crisi isteriche, delle sbornie e dell'inaffidabilità viene licenziata dal set del film "Something got to give" e, un mese più tardi, nella notte fra il 4 e il 5 agosto 1962, viene trovata morta, apparentemente suicida, nella sua casa, per un' overdose di barbiturici, anche se molte voci hanno sempre sostenuto l'ipotesi dell'omicidio. Il mistero sulla sua morte, insomma, non è mai stato completamente svelato, ma ha sicuramente contribuito a fare entrare Marilyn nel mito.
Da quel momento in poi, sotto la guida di un altro fotografo, Andrè de Denes, conquista le copertine delle riviste, finché viene notata dalla Fox e le si aprono le porte di Hollywood. A vent'anni, nel 1946, divorzia, si schiarisce i capelli e si cambia il nome in Marilyn Monroe (Monroe è il cognome da nubile della madre): è la metamorfosi radicale che la porterà a divenire forse il sex-symbol del 20° secolo.
La sua carriera di attrice inizia con parti da comparsa ("Ladies of the chorus" del 1949, "LoveHappy" sempre del 1949 con i Marx Brothers, etc.), poi conquista piccole, ma significative, parti che la lanciano nel firmamento del cinema: nel 1950 in "Giungla d'asfalto" e in "Eva contro Eva", nel 1952 con Cary Grant e Ginger Rogers in "Monkeys Business" e altri ancora.
Nel 1952 ottiene il suo primo ruolo da protagonista, nei panni di una babysitter psicolabile in "La tua bocca brucia" e nel '53 con "Niagara", al fianco di Joseph Cotten, ottiene il successo mondiale.
Nel 1953 gira ancora "Come sposare un milionario" e "Gli uomini preferiscono le bionde", con i quali si conferma una delle star più amate dal pubblico. Seguono clamorosi successi come "La magnifica preda" del 1954 e "Quando la moglie è in vacanza" in cui Billy Wilder le affida la parte della svampita inquilina del piano di sopra.
Nel 1954 Marilyn sposa il famoso giocatore di baseball, Joe Di Maggio, da cui divorzia nel giro di un anno. Il fallimento anche di questa relazione le lascia dentro una ferita profonda e incancellabile, la prima di una serie che saranno destinate ad allargare sempre di più la sua sensazione di sconforto e di sostanziale solitudine. Dopo la separazione col campione Di Maggio, si trasferisce a New York per studiare all'Actor's Studio, un impegno che sembra rigenerarla e farle momentaneamente dimenticare i suoi travagli interiori.
Conosce l'affermato commediografo, Arthur Miller, un intellettuale affascinante che poteva vantare la rappresentazione delle sue commedie in tutto il mondo (far cui la celeberrima "Un tram chiamato desiderio", testo originale di Tennessee Williams). E' il colpo di fulmine. Marilyn ha l'illusione di aver finalmente trovato l'uomo della sua vita e i due si sposano nel 1956. L'anno dopo fonda, con l'amico fotografo Milton Green, la sua casa di produzione cinematografica, la Marilyn Monroe Productions, con cui gira "Il Principe e la ballerina" al fianco di Laurence Olivier. E' il primo e unico film della sua casa di produzione, dato che al botteghino la pellicola è un autentico fiasco. Come attrice, invece, si risolleva giusto due anni dopo con l'esilarante commedia, sempre del genio Billy Wilder, "A qualcuno piace caldo". Anche in questo caso, il personaggio da lei interpretato si stampa indelebilmente nella mente degli spettatori.
La relazione con Miller, ad ogni modo, traballa. Le tentazioni, poi, sono dietro l'angolo. In questo caso, la nuova fiamma della passione si chiama Yves Montand con cui nel 1960 gira "Facciamo l'amore". Il loro flirt è breve, intenso e soprattutto materia infuocata di gossip e pettegolezzi. Nel 1962 Marilyn riceve il Golden Globe come migliore attrice: è la conferma mondiale delle sue capacità, un misto di carisma e di appeal. In questo periodo, fra l'altro, izia la relazione segreta con il presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy e con il fratello Robert.
Ma l'instabilità emotiva della diva si aggrava, forse proprio a causa delle altrettanto instabili storie d'amore in cui si getta. Qualcuno ha avanzato anche l'ipotesi che Marilyn soffrisse per l'incapacità di avere figli o per la mancanza di un amore vero. Stufa di essere considerata una dea, desiderava essere trattata semplicemente come una donna bisognosa di affetto. La conseguenza di questo tormentato stato psichico è che si rifugia nell'alcool e nei barbiturici. In breve, la situazione si aggrava: entra ed esce dalle cliniche.
Nel 1962 esce il suo ultimo film: "Gli spostati" scritto per lei dal marito Miller e nello stesso anno divorziano. A causa dei continui ritardi, delle continue crisi isteriche, delle sbornie e dell'inaffidabilità viene licenziata dal set del film "Something got to give" e, un mese più tardi, nella notte fra il 4 e il 5 agosto 1962, viene trovata morta, apparentemente suicida, nella sua casa, per un' overdose di barbiturici, anche se molte voci hanno sempre sostenuto l'ipotesi dell'omicidio. Il mistero sulla sua morte, insomma, non è mai stato completamente svelato, ma ha sicuramente contribuito a fare entrare Marilyn nel mito.
Pop Art
MARILYN
1962 Serigrafia New York Collezione privata
L’opera raffigura il volto di Marilyn Monroe, una celebre diva del cinema, la cui immagine dominava negli anni 60 nei manifesti posti nelle strade cittadine, come nelle pagine dei periodici a stampa. Il viso del soggetto rappresentato è ripetuto nove volte, sempre uguale, ma con accostamenti di colore ogni volta diversi.
L’opera è ottenuta con la tecnica della serigrafia che partendo da una stessa fotografia, ha permesso nella fase di stampa di ripetere più volte la figura cambiando esclusivamente i colori. La riproduzione è imperfetta, con sbavature di colore e imprecisioni cos’ come avviene a volte nella stampa a grandi tirature dei rotocalchi o dei manifesti.
Le scelte di Warhol sono fortemente influenzate dalla notorietà del personaggio, sufficiente a connotare l'immagine seppure elaborata in modo anonimo e superficiale, privo di ogni emozione, senza alcun interesse per la sua interiorità: Marilyn infatti viene ritratta come sex symbol da "consumare", con plateale risalto dei tratti tipicamente femminili, il trucco pesante, le labbra sottolineate dal rossetto, l'espressione ammiccante ed il sorriso stampato di chi sorride per mestiere, icona del fascino femminile e regina dell'immaginario americano, di una bellezza stereotipata proposta e "venduta" dalla grande industria hollywoodiana, che Warhol ripropone tale e quale, confezionata nei suoi ritratti come in una perfetta operazione di marketing pubblicitario.
1962 Serigrafia New York Collezione privata
L’opera raffigura il volto di Marilyn Monroe, una celebre diva del cinema, la cui immagine dominava negli anni 60 nei manifesti posti nelle strade cittadine, come nelle pagine dei periodici a stampa. Il viso del soggetto rappresentato è ripetuto nove volte, sempre uguale, ma con accostamenti di colore ogni volta diversi.
L’opera è ottenuta con la tecnica della serigrafia che partendo da una stessa fotografia, ha permesso nella fase di stampa di ripetere più volte la figura cambiando esclusivamente i colori. La riproduzione è imperfetta, con sbavature di colore e imprecisioni cos’ come avviene a volte nella stampa a grandi tirature dei rotocalchi o dei manifesti.
Le scelte di Warhol sono fortemente influenzate dalla notorietà del personaggio, sufficiente a connotare l'immagine seppure elaborata in modo anonimo e superficiale, privo di ogni emozione, senza alcun interesse per la sua interiorità: Marilyn infatti viene ritratta come sex symbol da "consumare", con plateale risalto dei tratti tipicamente femminili, il trucco pesante, le labbra sottolineate dal rossetto, l'espressione ammiccante ed il sorriso stampato di chi sorride per mestiere, icona del fascino femminile e regina dell'immaginario americano, di una bellezza stereotipata proposta e "venduta" dalla grande industria hollywoodiana, che Warhol ripropone tale e quale, confezionata nei suoi ritratti come in una perfetta operazione di marketing pubblicitario.
MARILYN MONROE e la pubblicità
MARILYN MONROE e la pubblicità
Norma Jean ebbe i suoi primi piccoli successi anche nel mondo della pubblicità e delle promozioni commerciali.
Appena iscritta negli elenchi della “ Blue Book Modeling Agency” ebbe subito il compito di hostess alla fiera della casa , a Los Angeles, assegnata allo stand della “Holga Steel”.
Comincia cosi’ una carriera parallela, e il volto di Norma Jean appare in diverse campagne pubblicitarie, da quelle della sartoria “ Arnold’s of Holliwood” alla compagnia petrolifera “Union Oil Company of California “ ( a cui serviva il volto di una bella raggazza sorridente).
Diventata bionda e attrice , spendendo il suo nuovo nome, Marilyn non ha che da scegliere fra le proposte pubblicitarie: e cosi la vedremo agli inizi degli anni cinquanta di nuovo sorridente come emblematica rappresentante della donna americana anche nelle campagne di promozione per le calzature da uomo “City Club” ( come gadget per gli acquirenti c’ era una foto con un provocante decollete).
Marilyn fu la prima testimonial storica del famosissimo profumo Chanel n.5.
Nel 1954 ,ad un giornalista che le domanda cosa indossi per dormire , la diva risponde: “solo due gocce di Chanel n.5” . il profumo con questa celebre frase entra nella leggenda.
Le ultime apparizioni di Marilyn risalgono proprio a quell’anno : Marilyn appare come testimonial della “westmore” per ciprie , rossetti e lacche per unghie; della “Hiltone” per creme vitalizzanti per capelli, e per lozioni e gli shampoo di “ Lustre Cream”.
Poi Marilyn chiuse il capitolo pubblicità : insediata al posto d’onore a Holliwood , avrebbe pensato solo alla pubblicità legata al lancio dei suoi film.
Norma Jean ebbe i suoi primi piccoli successi anche nel mondo della pubblicità e delle promozioni commerciali.
Appena iscritta negli elenchi della “ Blue Book Modeling Agency” ebbe subito il compito di hostess alla fiera della casa , a Los Angeles, assegnata allo stand della “Holga Steel”.
Comincia cosi’ una carriera parallela, e il volto di Norma Jean appare in diverse campagne pubblicitarie, da quelle della sartoria “ Arnold’s of Holliwood” alla compagnia petrolifera “Union Oil Company of California “ ( a cui serviva il volto di una bella raggazza sorridente).
Diventata bionda e attrice , spendendo il suo nuovo nome, Marilyn non ha che da scegliere fra le proposte pubblicitarie: e cosi la vedremo agli inizi degli anni cinquanta di nuovo sorridente come emblematica rappresentante della donna americana anche nelle campagne di promozione per le calzature da uomo “City Club” ( come gadget per gli acquirenti c’ era una foto con un provocante decollete).
Marilyn fu la prima testimonial storica del famosissimo profumo Chanel n.5.
Nel 1954 ,ad un giornalista che le domanda cosa indossi per dormire , la diva risponde: “solo due gocce di Chanel n.5” . il profumo con questa celebre frase entra nella leggenda.
Le ultime apparizioni di Marilyn risalgono proprio a quell’anno : Marilyn appare come testimonial della “westmore” per ciprie , rossetti e lacche per unghie; della “Hiltone” per creme vitalizzanti per capelli, e per lozioni e gli shampoo di “ Lustre Cream”.
Poi Marilyn chiuse il capitolo pubblicità : insediata al posto d’onore a Holliwood , avrebbe pensato solo alla pubblicità legata al lancio dei suoi film.
Marilyn Monroe
Marilyn monroe: lo stereotipo per eccellenza
Marilyn Monroe: un nome leggendario, un mito. Basta pronunciarlo per evocare un ‘ immagine sempre viva, inossidabile al tempo e alle mode,per associarlo immediatamente a un volto, una voce, un corpo, anzi il corpo per eccellenza.
Marylin Monroe appare, ancora oggi, come la personificazione di un sogno, sublime espressione di bellezza che altre sue doti hanno reso ineguagliabile: la capacità di apparire diva irraggiungibile ma al tempo stesso ragazza della porta accanto, sex simbol e amica di tutti, bionda smagliante ma anche attrice di talento.
Il mito di Marilyn supera di gran lunga il suo apprezzatissimo talento artistico, indice di un'attrice sicuramente fuori dal comune, sogno proibito per milioni di appassionati di cinema e di fan.
Marilyn Monroe: un nome leggendario, un mito. Basta pronunciarlo per evocare un ‘ immagine sempre viva, inossidabile al tempo e alle mode,per associarlo immediatamente a un volto, una voce, un corpo, anzi il corpo per eccellenza.
Marylin Monroe appare, ancora oggi, come la personificazione di un sogno, sublime espressione di bellezza che altre sue doti hanno reso ineguagliabile: la capacità di apparire diva irraggiungibile ma al tempo stesso ragazza della porta accanto, sex simbol e amica di tutti, bionda smagliante ma anche attrice di talento.
Il mito di Marilyn supera di gran lunga il suo apprezzatissimo talento artistico, indice di un'attrice sicuramente fuori dal comune, sogno proibito per milioni di appassionati di cinema e di fan.
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